ROCCA (CRI) , SERVE RIFORMA STRUTTURALE CHE TRAGHETTI ALLA PRIVATIZZAZIONE

Roma, 30 giu. –  (Adnkronos) – “Una scossa ci vuole, ma deve essere graduale”. E passare da una riforma strutturale “che parta dal basso, proprio dai 150 mila volontari che costituiscono il cuore pulsante della Croce rossa italiana e che chiedono a gran voce meno burocrazia e più capacità operativa”. Il commissario straordinario della Cri Francesco Rocca, interviene sulla possibile privatizzazione della Croce Rossa italiana contenuta in un articolo della manovra. Tuttavia, dice all’ Adnkronos il commissario straordinario, “quell’ articolo non e’ mai stato presentato da Tremonti, dunque non c’ è nulla da stralciare”. I cambiamenti per la Cri sono comunque nell’ aria, “e se è vero che serve senz’ altro una scossa – puntualizza Rocca – certo non deve essere così repentina” con una privatizzazione che cambi le carte in tavola gia’ dal 2012. E che di fatto non è condivisa “dai volontari che hanno donato i loro patrimoni immobiliari alla Cri“. Quanto alle gare d’ appalto tirate in ballo dall’ ex commissario Maurizio Scelli, che auspica che la Cri diventi una vera e propria branca dello Stato, “i compiti che la Croce Rossa svolge a livello interno – ricorda Rocca – ricadono nelle regole stabilite dalle direttive comunitarie. Ciò significa che le gare vanno fatte, ovvero che siamo costretti a farle. Il problema e’ che la Cri ha dei costi talmente elevati che finisce per non essere competitiva, e perde cosi’sempre piu’ gare, con i precari che vanno a casa”. Perche’ i loro stipendi “reggono sulle convenzioni, e se non le vinciamo diventa un guaio trovare le risorse”.
Una situazione difficile che denota “la necessita’di una riforma strutturale e graduale, fatta coi tempi giusti e con ragionevolezza”. E che “traghetti la Cri verso la privatizzazione ma senza produrre danni sociali”, con precari costretti a restare a casa. “Da quando sono arrivato qui – ricorda Rocca – ho ridotto i precari del 20%. Ma i danni prodotti negli anni passati, dal 2000 a oggi, producono ancora effetti e la situazione va affrontata con una scossa, decisa ma graduale”, ribadisce, assicurando che i presidenti regionali della Croce Rossa sono del suo stesso avviso.”Ma la Cri – ci tiene a precisare – non potra’ mai essere una branca dello Stato,perche’ l’ indipendenza e’ un suo principio portante. Non saro’ un pilota di Formula 1 – conclude, richiamando le parole di Scelli – ma sono un leale e silenzioso servitore, e credo che l’ importante sia tenere lontani dalla Croce Rossa apprendisti stregoni”.

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